Il grande Gatsby

the-great-gatsby-leonardo-dicaprioPartiamo dal presupposto che questo l’ho visto in 3D. Perché? Boh, per vedere un po’ di neve tridimensionale. Ma passiamo subito oltre, dicendo che sono entrato in sala un po’ titubante dopo vari commenti che ho letto on line su questo film; commenti che sostanzialmente dicevano sempre la stessa cosa: bello nella prima parte, noioso nella seconda. Sono entrato quindi rassegnato a farmi un pisolo nel secondo tempo, cosa che invece non è successa. Ovvio che la seconda parte sia un po’ più noiosa, ma se fosse stata tutto come il primo tempo forse sarebbe stato un po’ eccessivo. Il film è in generale carino, merito anche della storia, che è una delle più apprezzate del secolo passato. Ma anche di una buona regia, affidata Baz Lurhmann (Romeo + Giulietta, Moulin Rouge) che di roba sflashante e particolare ci ha sempre capito un sacco, e anche di un buon cast che va da Leonardo Di Caprio nella parte di Gatsby, a Tobey MacGuire in quella di Nick, fino alla bellissima Carey Mulligan (già attrice, tra le altre cose, in una delle più belle puntate di Doctor Who), che interpreta Daisy.

Di Caprio, che fino a qualche anno fa disprezzavo, è stato molto rivalutato e nonostante il volto da eterno fanciullo, gestisce bene la sua parte. C’è da dire che non è uno dei soliti attori moderni mono o bi espressivi e riesce abbastanza bene a far trasparire emozioni, pensieri e preoccupazioni del personaggio solo attraverso la mimica facciale. Il personaggio di Gatsby, infatti, è abbastanza complesso da gestire: passa dalla noncuranza all’essere pensieroso, dalla rabbia allo charme. Il lavoro di MacGuire riesce un po’ meno bene, sarà che mi pare uno di quegli attori con due espressioni. Anche lui eternamente fanciullo, sin dai tempi del bellissimo Pleasenville sembra non essere mai cresciuto.

La storia è dinamica, veloce e ben raccontata. La prima parte è sfarzo, ostentazione e mistero. La seconda è paranoia, dramma e speranza. Diciamo che Lurhmann è decisamente specializzato nella prima parte. Ogni festa a casa di Gatsby, sembra la festa a casa di Giulietta con Mercutio travestito che fa partire la super serata. Anche qui musica, spettacolo e colori danno l’effetto Lurhmann per eccellenza, forse a volte anche troppo accentuato, il che rischia di far convergere l’attenzione sullo sfarzo più che sulla storia, ma dopotutto per questo film sono stati spesi 105 milioni di dollari, da qualche parte devono essere finiti. Nella seconda parte le feste cessano e si attiva il dramma. Una seconda metà decisamente più lenta, ma così deve essere. In totale due ore abbastanza godibili che passano alla svelta.
I capisaldi della storia sono gli stessi che hanno reso così famoso il libro di Fitzgeral: la speranza di successo e di amore, contrapposti alla grande crisi degli anni ’20 e al quasi totale menefreghismo sociale che albergava nei cuori dei benestanti americani di inizio secolo (ma forse anche ora).

Forse chi conosce e ha letto il romanzo potrà non vederla come l’ho vista io. Leggo recensioni on line abbastanza distruttive di questo film, il cui troppo sfarzo metterebbe in ombra altri temi trattati dall’autore del romanzo. Da parte mia credo che anche lo sfarzo, contrapposto alle immagini della ciminiera che separa le case dei ricchi sulla baia da New York, sia un riferimento o quantomeno un messaggio particolare, data l’ambientazione in piena crisi economica. Fortunatamente non tutti i critici la pensano allo stesso modo e a qualcuno sembra essere piaciuto. Ovvio che non siamo di fronte a un capolavoro contemporaneo, ma è comunque un bel film pieno di emozioni ed eccessi che traspaiono dalla pellicola. Assolutamente inutile aver girato questo film in 3D.

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