Dark City

Una giovane e bellissima Jennifer Connelly
Una giovane e bellissima Jennifer Connelly

Ve lo ricordate il 1999? Anno piuttosto interessante e che ricordo con molto piacere, ma parlando di cinema il ’99 è l’anno in cui gli allora fratelli Wachowky (oggi fratello e sorella) realizzarono Matrix, il film che “scardinò tutti i concetti sulla cinematografia contemporanea”…ma siamo sicuri che è andata proprio così? Ripercorrendo a ritroso la storia del cinema, infatti, Matrix ha molti mamma e papà, fonti di ispirazione alle quali i registi si sono rifatti per poi arrivare alla storia di Neo. Fra i tanti ricordiamo Videodrome di Croenberg, il film d’animazione giapponese Ghost in the Shell, alcuni scritti di Philip K. Dick e Asimov, ma ci sono anche Terminator di Cameron e Nirvana di Salvatores. Fra le tante fonti d’ispirazione c’è anche questo Dark City del 1998, appena un anno prima di Matrix, poco conosciuto e ingiustamente ignorato dal pubblico. Dietro la macchina da presa c’è Alex Proyas, uno che gira un film ogni 10 anni tipo, ma a volte riesce a tirare fuori delle perle, come Il Corvo o Io, Robot. 

Il film l’ho visto anni fa, ma questa sera dopo tanto cercare sono riuscito a ritrovarlo e a rivederlo. L’unica copia che avevo di questo film era su VHS e non ne sono rimasti molti in giro. La trama, come del resto l’intero film, è abbastanza complicata. John Murdoch si risveglia in piena notte in una vasca da bagno nudo, infreddolito e senza memoria. Sul letto della stanza accanto c’è una donna morta e dopo una misteriosa telefonata che lo invita a scappare, decide di seguire il consiglio. Murdoch vaga per il buio della città senza ricordare nulla, ma ben presto noterà qualcosa di strano. Il sole non esiste e la città ogni notte viene cambiata, ma lui sembra il solo ad accorgersene, mentre viene inseguito ovunque da degli strani uomini calvi.
Di certo Dark City non è una storia facile e serve il giusto impegno nel seguire l’evoluzione della storia, altrimenti si finisce per non capirci nulla. Un film complesso, che però non annoia se visto con il giusto spirito.

In questa storia Proyas ci ripropone le atmosfere del suo film precedente, Il Corvo, e il buio che lo caratterizzava. Ma come Matrix anche Dark City ha delle fonti d’ispirazione eccellenti. Benché manchi la pioggia battente il riferimento a Blade Runner è piuttosto palese, così come la città che si trasforma al comando degli alieni ricorda Metropolis di Fritz Lang e le sue costruzioni avveniristiche.
Dark City ha tutti gli aspetti di una favola nera, con il riluttante eroe, la bella donzella in pericolo e mostri simil-vampiri alle calcagna. Una storia che nella prima parte tende con premeditazione a confondere lo spettatore, che non riesce a capire cosa sta succedendo, ma è attratto verso la schermo dalla continua tensione generata dagli eventi. La tensione si allenta quando insieme al protagonista scopriamo la verità, e a essa si alterna un pessimismo dal quale sembra non esserci soluzione. Fortunatamente il protagonista ci mette una pezza e si arriva ad un finale “luminoso”.

Mentre lo si guarda è difficile non pensare al Signor Anderson inseguito da Mister Smith. Se poi si pensa che alcuni pezzi di scenografia di questo film sono stati riutilizzati per lo stesso Matrix, allora l’ispirazione diventa abbastanza palese.
Concludo facendo un mea culpa su questo film, di cui abbandonai la visione la prima volta che mi capitò davanti. Era un ragazzetto di 14 anni e di certo non capivo una beneamata mazza di cinema. Il film è sicuramente da rivalutare, soprattutto visto nell’ottica moderna e sapendo che è di un anno più vecchio di Matrix.

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