La grande bellezza

una-scena-de-la-grande-bellezzaQuesta settimana al cinema uscivano tanti titoli inguardabili…fra questi l’unico che poteva essere guardato era questo nuovo lavoro di Sorrentino con l’immancabile presenza di Toni Servillo (come fossero una sola persona proprio) e di tantissimi altri attori nostrani, fra i quali spiccava una Serena Grandi decisamente diversa da come me la ricordavo (ma che j’è successo poraccia??). Il film si inserisce perfettamente nella filmografia di Sorrentino e non mi faccio problemi a dire che, dopo Il Divo, è il miglior film che il regista ha girato fino a questo momento. Sicuramente una manna dal cielo dopo l’avventura americana di This Must Be The Place che, nonostante abbia vinto una montagna di premi, era fondamentalmente noioso e inutile. Con questo film, invece, Sorrentino torna alla sua solita poesia, quella presente anche nel Divo o in Le Conseguenze dell’Amore, entrambi con Toni Servillo appunto. Questa volta, però, Sorrentino si spinge oltre e ci presenta questa Roma un po’ onirica che fa sembrare il tutto un film di Fellini. Unica pecca del film: come altri lavori di Sorrentino prima di questo, spesso non riesco a capire quale sia l’utilità di raccontarci questa particolare storia. Apprezzo il modo e la poesia con cui ce la racconta, ma mi sfugge il perché e soprattutto non capisco mai dove si vuole andare a parare.

La storia raccontata nel film è quella di Jep Gambardella, scrittore e giornalista 65enne e re della mondanità romana. Una vita trascorsa fra feste della Roma bene e palazzi storici della Capitale, ma con un passato che lo stesso tiene chiuso a chiave nel profondo di se stesso. Jep, infatti, è sempre molto distaccato, freddo e affascinante, ma le cose cambiano quando un uomo si presenta alla sua porta. E’ il marito dell’unica donna che abbia mai amato ed è andato da lui per dirle che lei è morta. Il sempre distaccato Jep si lascia andare e piange, riscoprendo sentimenti che credeva di aver perso. Jep, infatti, ha scritto un solo romanzo in vita sua, considerato da molti un capolavoro. Romanzo che era stato ispirato proprio al termine di quella sofferta storia d’amore, dopo la quale aveva deciso che non avrebbe più amato nessun’altra donna. Per questo dopo quel romanzo Jep mette da parte la letteratura e si dedica al giornalismo, per non far riaffiorare sentimenti troppo dolorosi.

Il film ci mostra una Roma che, per chi la conosce bene, ha dell’irreale. Nonostante le scene all’aperto si svolgano quasi sempre di notte o all’alba, la Capitale non è mai così vuota e spoglia. Piazza Navona e via dei fori imperiali così libere dal traffico e dalle persone non l’avevo mai viste. Quella di Sorrentino è la Roma ideale: una città in cui si può godere della sua bellezza  in maniera riservata…e magari fosse sempre così. Purtroppo la vera Roma non lo è mai. Jep, inoltra, vive in un appartamento che affaccia direttamente sul Colosseo (proprio sopra la fermata del 3 dopo via Labicana), il che rende tutto molto più bello. Qualche giorno fa in un’intervista Carlo Verdone (che partecipa al film) ha dichiarato che nessuno può descrivere la bellezza di Roma meglio di chi non la conosce. Affermazione abbastanza banale, ovvio, perché chi la vive quotidianamente non si ferma più a guardare tutte le sfumature, ma nel caso di Roma è ancor più vero, visto che chi la vive quotidianamente sa bene quanto possa essere stressante e caotica questa città. Guardando il film di Sorrentino, però, viene veramente voglia di girare per quelle strade con tranquillità, di fermarsi davanti alla chiesa di Trinità dei Monti per ammirare ogni suo piccolo dettaglio. Peccato che nella realtà il caos e i miliardi di vucumprà in giro per la città ci farebbero andare per storto la giornata.

Da parte mia ho trovato il film incredibilmente poetico e magistralmente diretto, nonostante se andiamo a riassumere tutto non abbia un vero e proprio senso, o almeno io non l’ho colto. E’ un film al quale ci si deve avvicinare con consapevolezza e sapendo bene che Sorrentino è un regista a cui piace la lentezza (Il Divo e Le Conseguenze dell’Amore ce lo hanno spiegato bene). La sala ieri sera era piena, ma dubito che tutti lo abbiano apprezzato, soprattutto un gruppo di ragazzini 15enni che a metà tempo si lamentavano tanto. Ma che siete venuto a vederlo a fare? Ma che vi aspettavate? Nell’altra sala c’era Fast and Furious forse era più adatto ai vostri gusti, non so. La cosa mi ha ricordato la sera che sono andato a vedere Lincoln, dove ho trovato un altro gruppo di ragazzi che a metà tempo si lamentavano del fatto che il film fosse lento. I commenti sono sempre gli stessi. Se non avete pazienza di vedere e apprezzare un film poetico e volevate vedere un action movie c’è sempre un’altra sala con un altro film.

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1 commento su “La grande bellezza”

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