Man of Steel

man-of-steelSono circa tre anni che aspettavo l’uscita di questo film, ma la Warner Bros e la DC hanno deciso che dovevamo soffrire prima di far vedere la luce a questo ennesimo cinecomics su Superman. Nonostante le mie alte aspettative, cosa che comunemente si traduce in un’insoddisfazione finale del film, devo dire che la pellicola mi è piaciuta e anche abbastanza. A quanto pare, però, non per tutti è così. Se facciamo un veloce giro su Rotten Tomatoes notiamo subito una grande discrepanza fra il pensiero della critica (53%) e quello del pubblico (82%), ma sinceramente non riesco a capire perché. Forse quello che non è chiaro alla critica è che Man of Steel è un cinecomic e va valutato come tale. Ma se a qualcuno non è piaciuto sinceramente non è un problema mio e me ne frego abbastanza. Man of Steel indaga particolari di Superman che nessun altro film aveva fatto fino a questo momento e pone delle problematiche che nel mondo supereroistico appartengono solo al Kryptoniano. Immagino che la mia analisi sarà alquanto lunga, perché il film va analizzato sotto diversi aspetti, quindi se vi interessa possiamo continuare.

L’origine di Superman, la distruzione del suo mondo natale e il suo arrivo sulla Terra, è storia nota e stranota anche a chi i fumetti fanno schifo. Snyder decide così di tralasciare le parti più comuni della storia, ma di narrarci particolari della distruzione di Krypton che finora non avevamo mai visto al cinema, ma che in questo film diventano parte integrante della trama. Maggior peso in tutta la storia è dato a Jor El, padre di Kal e interpretato da un ottimo Russel Crowe, che ci illustra la grande importanza che suo figlio ha per Krypton. La ribellione del generale Zod, l’immobilismo del consiglio kryptoniano e la deriva presa dal suo popolo, sono al centro della storia sin da subito. Kal El è il primo bambino nato con concepimento naturale sul pianeta dopo 700 anni. L’impero Kryptoniano è alla fine, da secoli ormai ha abbandonato l’esplorazione e la conquista di altri pianeti per ritirarsi in una contemplazione infinita che li ha portati alla rovina. Prima che il pianeta venga distrutto, il generale Zodd decide che è ora di prendere il potere con la forza, decidendo chi deve vivere e chi non è importante. Zod e Jor si rispettano, ma hanno visioni del futuro diverse. Per questo Jor decide di spedire suo figlio Kal sulla Terra insieme al codice genetico per la ricostruzione della razza Kryptoniana. Zodd, nel frattempo, viene fermato e spedito nella zona fantasma insieme ai suoi discepoli.
Questo accade nei primi 10 minuti di film. Tutta la trama, però, ruota intorno a questo. Al desiderio di Zod di ricostruire Krypton a sua immagine e somiglianza e alla dualità di Kal El, figlio di due mondi, che dovrà decidere da quale parte stare, se con il suo popolo o con quello che lo ha adottato.

man-of-steel-russell-crowe-jor_el-800x600Fondamentale per l’intero film è la dualità dei padri. Da una parte Jor El, che spinge Kal alla lotta contro Zod e a svelare alla Terra i suoi poteri per poterla guidare verso un nuovo futuro. Dall’altra Jonathan Kent (Kevin Costner), che consiglia al giovane Clark di non svelare al mondo chi è veramente, perché il mondo avrà paura di lui e ancora non è pronto. I due genitori, entrambi morti, parlano a Kal/Clark in due modi diversi. Il primo attraverso una coscienza virtuale, risvegliata all’interno di una nave kryptoniano sepolta 18mila anni fa nei ghiacci terresti e riportata alla luce dallo stesso Kal El. Il secondo attraverso i ricordi della sua infanzia. Una giovinezza passata a nascondere la sua vera forza e ad affinare le sue capacità per poter vivere come una persona normale, che il regista decide di mostrarci sempre con dei flashback (fortunatamente, visto che come dicevo, la storia di Superman la conosciamo tutti). Tutta questa storia della dualtà è al centro del film. Per tutta la vita, infatti, Clark nasconde se stesso al mondo. Al contrario della storia che tutti conosciamo, infatti, questo Clark Kent è riluttante ad usare i suoi poteri. Non diventa Superman per aiutare l’umanità, ma perché viene costretto dagli eventi. Solo più tardi, anche grazie ai consigli di Jor El, Superman deciderà di rimanere per aiutare il pianeta che lo ha adottato.
Al contrario di ogni supereroe, quindi, Superman è costretto a scegliere fra due mondi, fra due popoli, fra due modi di vedere le cose. La dualità è molto forte per tutto il film, anche nello scontro finale con Zod, Superman dovrà decidere se essere un kryptoniano con una coscienza umana o comportarsi allo stesso modo del suo antagonista e pagarne le conseguenze morali.

supesParlando d’altro, so che non dovrebbe mai essere fatto, ma la voglia di mettere a confronto questo film con quelli precedenti è forte. C’è subito a sottolineare che questo film non pretende di essere un remake o un reboot del film del 1978 con Cristopher Reeve, ma una nuova versione cinematografica del fumetto Dc. Niente a che vedere quindi tra i film della nostra infanzia e questa pellicola completamente diversa. Di similitudine ce ne sono gran poche, infatti, nonostante lo stesso generale Zod compaia nel secondo film della saga datato 1980. I due Kal El sono completamente diversi. Quello del 1978 è un Superman che ha deciso di essere un super eroe per dare una mano all’umanità e che si ritrova poi coinvolto in una serie di attacchi al pianeta (sempre ad opera di Lex Luthor anche in combutta con altri cattivi quali Zod). Questo Superman è costretto dagli eventi a rivelarsi al mondo. Lex Luthor non compare mai nel film (se non per un riferimento su un camion che porta la scritta Lexcorp). Il Kal El del 2013 è più combattuto psicologicamente di quello di Reeve e questo, ai tempi nostri, lo rende di sicuro più apprezzabile.

Il film, inoltre, solleva un interrogativo particolare, quello sulla grande moralità dell’uomo d’acciaio. Superman ha questo alto senso di giustizia a causa del suo retaggio kryptoniano e degli insegnamenti virtuali di Jor El o per la sua infanzia umana accanto ai Kent? La risposta è presto detta e anche i fumetti ci aiutano ad additare i Kent come responsabili del senso di giustizia di Superman. Nel mondo fumettistico, infatti, non mancano i What if…? su Superman. Se Kal El fosse stato cresciuto da altri o fosse caduto su un altro pianeta, sarebbe diventato lo stesso Superman che oggi conosciamo? Con tutta probabilità no. Nel mondo dei fumetti abbiamo visto un Kal El atterrato in Russia durante il regime comunista, diventato poi leader del popolo operaio e nemico dell’America capitalista. Abbiamo visto un Superman allevato sulla terra di Darkseid, diventato un guerriero galattico per il predominio di Apokolips. E abbiamo anche visto un Superman cresciuto sulla terra che ha deciso di diventare il signore del crimine mondiale.
Tutto questo è riportato nel film negli insegnamenti dei Kent al giovane Clark, che faranno di lui l’eroe che sarà.

man-of-steel-amy-adams-henry-cavillSnyder, però, non decide solo di raccontarci la storia di Superman e la battaglia con Zod, ma apporta anche delle piccole modifiche alla storia, alcune costruttive e altre lesive. All’inizio del film Clark non è un giornalista del Daily Planet, ma un uomo che gira il mondo per nascondersi e casualmente incontra Lois Lane (Amy Adams, gran gnocca da sempre), che dopo un paio di settimane di ricerca scopre che Clark Kent è un alieno. La cosa non era mai stata posta in questi termini e il travestimento degli occhialetti ha sempre funzionato (come non si sa, ma funzionava). Clark diventa giornalista solo nel finale, senza però avere alcun titolo per fare quel lavoro, visto che prima al massimo faceva lo scaricatore di porto. Perry White, direttore del Daily Planet è interpretato da Laurence Fishburne, attore di colore mentre White è sempre stato bianco, ma vabbè. Stessa cosa per Jimmy Olsen, fotografo del Daily Planet, che in questa storia diventa Jenny Olsen, perché? Nessuno ce lo spiega.
I cambiamenti più radicali, però, sono fatti allo stesso Superman. Eliminata definitivamente la Fortezza della Solitudine, il palazzo di Superman al Polo, che per qualche tempo pare essere rimpiazzata dalla nave kryptoniana trovata nei ghiacci, ma che poi viene rubata da Zod e distrutta a Metropolis. Il particolare più sostanziale, però, è nell’assenza totale della kryptonite. Da sempre infatti l’uomo invulnerabile ha un solo tallone d’achille, i sassi del suo pianeta natale, che per qualche inspiegabile motivo non solo gli tolgono i poteri (che potrebbe anche starci) ma lo fanno sentire male (ma perché?). Nel film la kryptonite è sostituita da una molto più credibile atmosfera kryptoniana. Kal El, infatti, si è ambientato a quella terrestre (con difficoltà ci ricorda Martha Kent) e quando viene portato sulla nave con atmosfera kryptoniana si sente male. La storia è molto più credibile, anche perché la cosa contraria capita a Zod e ai suoi, che esposti direttamente all’atmosfera umana vengono colpiti dai suoi effetti, facendo collassare i sensi. Kal ha avuto una vita per concentrarsi e usare le sue abilità, gli altri no e l’unica cosa che li accomuna sulla terra è la superforza.
Ultima cosa: questo è il primo Superman che non indossa mutandoni rossi!!!

Avevo anticipato che sarei stato prolisso, ma finalmente siamo arrivati alla parte finale. Il film è costato un boato, ma sono convinto che dopo due giorni già erano sopra con gli incassi. E’ logico aspettarsi un sequel come minimo, anche perché ripeto: a me è piaciuto molto.
Gira in rete la notizia di alcune discussioni fra Snyder e Nolan sul finale del film e ne capisco anche il motivo. Privare Clark Kent della sua seconda identità, come voleva Nolan, avrebbe fatto storcere il naso a molti e avrebbe eliminato dal personaggio di Superman quella caratteristica basilare che è anche una velata critica contro l’intera umanità (vista dal kryptoniano come debole, impaurita e vigliacca), ma viste le modifiche sostanziali alla storia credo che si potesse anche evitare di far diventare Clark un giornalista del Daily Planet.
Quello che ancora non è del tutto chiaro, però, è il piano generale della DC. E’ evidente che la casa di produzione di fumetti vuole replicare quanto fatto dall’avversaria Marvel, ma non si riesce ancora a capire come. Si parla già di un film corale sulla Justice League of America (la versione DC degli Avengers), ma i personaggi principali sono un grosso punto interrogativo. La storia di Batman raccontata da Nolan finisce in maniera quasi inequivocabile, non palesando un ritorno di Wayne sotto al cappuccio. Christian Bale sarà poi disposto a lavorare a un progetto corale? Dovranno fare un nuovo reboot di Batman? Mah. Discorso diverso per Lanterna Verde. Il film con Reynolds non è piaciuto praticamente a nessuno, era moscio e tipico di un film sui super eroi anni ’90, non di un cinecomic contemporaneo. Ne faranno un altro? Le domande sono tantissime e forse la DC nel futuro risponderà a tutti, per il momento aspettiamo.

PS: La frase You Are Not Alone che lancia Zod alla Terra, l’hanno chiaramente copiata da Doctor Who e non dite che non è così perché la cosa è abbastanza evidente…

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6 pensieri su “Man of Steel”

  1. Questa è probabilmente una delle critiche più azzeccate che abbiano mai realizzato. Ho letto il tuo commento su ON, e mi ha incuriosito conoscere il tuo completo punto di vista. Sono d’accordo praticamente su tutto. Sono contento che ci sia ancora qualcuno capace di apprezzare per ciò che percepisce, di godersi un film senza portarsi dietro blocco note e avvoltoio.

    1. Grazie, i complimenti sono sempre ben accetti 🙂 Continuo a credere che la gente dovrebbe andare al cinema al massimo con le sue personali aspettative, perché è difficile rimuoverle, ma leggere recensioni prima per farsi un’idea non farà altro che interiorizzare quell’idea. Stesso discorso fatto per questo film può essere fatto per Now you see me, dove ci si deve solo sedere e guardare.

  2. A me è piaciuto.
    Purtroppo soffre del paragone con il Cavaliere Oscuro (stesso sceneggiatore, Nolan che produce, etc). Ma è un paragone impietoso: di cappella sistina ce n’è una, mica 2… e Il Batman di Nolan è la cappella sistina dei film supereroistici.
    E poi bisogna considerare le enormi differenze tra i 2 eroi: superman è molto meno cinematografico perchè è un personaggio più semplice, quasi prevedibile, molto poco spendibile in un cinema fatto per lo più di zone grigie come quello moderno, dove anche i cattivi hanno le loro ragioni.
    E credo che Snyder, alla fine, abbia fatto un buon lavoro, collocando Superman in una dimensione sua e non scopiazzata, nella quale si muove dando sfoggio di tutte le sue strabilianti abilità.

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