World War Z

stop alle famigliole americane da cliché su questi film
stop alle famigliole americane da cliché su questi film

Capita a tutti almeno una volta nella vita di porsi delle domande ricorrenti. Quanti possono dire che nella loro vita non hanno mai sentito o posto loro stessi la domanda: “ma è meglio il libro o il film?”. Da quando il cinema è stato inventato, infatti, ha sempre pescato a piene mani dalla letteratura di qualsiasi tipo per trovare ispirazione. Quando si pongono domande del genere, però, la risposta è quasi sempre “il libro”. Il libro ci da quel qualcosa in più, quella trama più elaborata, meglio snocciolata. Non ha quel fastidioso limite delle due/tre ore e può continuare finché vuole. Ci lascia immaginare i particolari, ci coinvolge emotivamente se ben scritto. Uno dei pochi esempi di film che supera il libro è, a parere di molti, Shining, libro di Stephen King e film di Stanley Kubrick. Beh, World War Z è un film che…conferma questa teoria e si colloca decisamente dalla parte dei film che rovinano il libro.
Lo sapevo, avrei dovuto aspettarmelo che sarebbe finita così, con una delusione generale del film. Sì, ci sono le parti salvabili, ma in generale mi aspettavo di meglio. E forse è proprio lì il mio problema: le aspettative. Troppo alte per un film del genere.

Partiamo subito col dire che il film è tratto dall’omonimo libro di Max Brooks (sì è il figlio di Mel) uscito nel 2006, che ha riscosso grande successo fra gli amanti degli zombie come me.
Per parlare del film non si può evitare di parlare del libro. C’erano essenzialmente tre modi per portare questa storia al cinema:

  1. girare un film in stile mocumentary rispettando la trama del libro. Un film fatto di interviste, quindi, che con flashback o telecamera a mano raccontasse la storia della guerra degli zombie. (opzione consigliata)
  2. girare un action/horror movie con un protagonista cazzuto che vive parte della guerra e ne aiuta a trovare una soluzione. (opzione cazzuta)
  3. girare un film apocalittico mascherato da zombie movie con un protagonista costretto a lasciare la famigliola che trova una soluzione al limite dell’assurdo per risolvere la questione. (opzione sconsigliata)

Mi pare ovvio che la Hollywood perbenista ha scelto l’opzione 3 senza pensarci neanche troppo sù. Hanno preso un libro con buone vendite, ci hanno messo un attore figherrimo (che è anche produttore), lo hanno riempito di cliché da cinema american style (figlia con l’asma, altra figlia che frigna e si perde durante l’apocalisse, ragazzino che viene chiamato “campione”), hanno scritto una storia che c’entra poco o nulla con quella del libro e ci piazzano il nome di quello stesso romanzo per attirare i gonzi come me.

Come ho già detto parlando di altri zombie-movie, adoro i film che usano i non morti per raccontare altro (la società consumistica degli zombie di Romero, le diversità sociali di In The Flesh, l’amore controcorrente del romanzo Breathers). WWZ di Max Brooks racconta la tenacia umana alla sopravvivenza. Il libro inizia non come un romanzo, ma come fosse un saggio scritto da un agente della Commissione Dopoguerra dell’ONU, che gira il mondo cercando testimoni diretti della guerra con gli zombie. Racconta storie in America, in Sud Africa, in Giappone, in Cina e in altri paesi. Attraverso le interviste il delegato ricostruisce la storia dalla sua partenza (apparentemente in un piccolo villaggio della Cina), al momento in cui è sfociata la catastrofe planetaria. Da lì inizia il conflitto con gli zombie e l’umanità inizia a perdere. Le vecchie strategie e la tecnologia umana non sono nulla contro le orde di zombie. Racconta storie di assedio all’interno di castelli e storie di cittadine o scuole che autonomamente e lasciate sole dal Governo si sono organizzate e hanno iniziato a combattere gli zombie, e lentamente arriva alla ripresa dell’umanità. Alle tattiche e le nuove armi studiate apposta per la guerra ai non morti. Al termine del libro la guerra è ancora in corso, ma piano piano gli umani si riprendono territori e spazzano via gli zombie.

Ah Favì ma che stai a fa??
Ah Favì ma che stai a fa??

Nel film tutto questo non esiste. L’unica cosa che è stata lasciata intatta è il fatto che il protagonista è dell’ONU, o meglio era, ora ha lasciato il lavoro e vive a casa con le due figlie e la moglie (che palle!). Gerry e la famiglia vengono salvati dall’apocalisse zombie e portati su una portaerei, dove i militari gli dicono che se non mette a loro disposizione la sua esperienza li rispediscono a terra, così senza battere ciglio. Gerry accetta e parte per Seul con un dottore (che muore nel giro di 5 minuti) per cercare il paziente zero e capire come bloccare il virus. Da lì si spostano a Gerusalemme e poi a Cardiff, dove viene aiutato da…Pierfrancesco Favino (Ah Favì, fino a 5 mesi fa facevi colazione accanto a me su viale Aventino e mo fai i film con Brad Pitt? Almeno avverti!). Vi spoilero il finale perché la cosa è grave – se non volete saperlo evitate di leggere da ora fino al prossimo capoverso, dove giuro non dirò più spoiler – perché per combattere gli zombie, o almeno per passare invisibile, Gerry trova una soluzione al limite del ridicolo: gli zombie non attaccano chi ha una malattia terminale, perché il virus cerca un ospite capace di portarlo (la cosa ci potrebbe anche stare in maniera contorta, se non fosse che il virus ti uccide comunque, quindi tutto un cavolo), e per passare invisibile ci si deve iniettare un virus assassino. E’ così che viene creato un “vaccino” che è un misto di meningite-vaiolo e qualcos’altro e lo distribuiscono per il mondo. Ma perché?? Ma siete scemi? Ma datelo solo alle truppe, fate decimare gli zombie e poi li curate…perché iniettare il vaiolo ai bambini e alle famiglie? Si vede una scena in cui le famiglie escono dai campi di rifugio e passano in mezzo agli zombie…ma per andare dove??

facepalm al formicaio zombie
facepalm al formicaio zombie

Vabbè ci sono cose più gravi. Tipo gli zombie che corrono fatti in computer grafica. Non mi piacciono gli zombie che corrono, preferisco quelli di TWD o di Romero, mi fanno più paura, ma che corrano posso pure accettarlo. Certo è che questo è il primo film dove gli zombie sono fatti, e si vede benissimo, in computer grafica…Hollywood mi fai schifo!
Oi vabbè ci sono anche cose che si salvano, ovvio. Tipo il fatto che senza stimoli gli zombie diventano “dormienti” e si comportano come gli zombie che siamo abituati a vedere. O ancora il fatto che gli zombie non attaccano per mangiare, ma per diffondere il virus (idea carina). Perché emettano suoni in stile Predator mi è sconosciuto, ma vabbè può starci anche bene. Perché si gettino contro i finestrini delle auto di testa, in stile missile, mi risulta meno credibile, ma ancora non si è raggiunto l’apice. La sospensione della realtà se ne va a puttane in due punti esatti, quando questi zombie tarantolati scavalcano un muro di 30 metri formando un formicaio umano (immondo), ma soprattutto quando Gerry fa esplodere una granata in un’aereo pressurizzato e si salva legandosi a una poltroncina, che incredibilmente non si stacca da terra e non vola fuori.

Pitt si fa la festa e se la gode, trasformando WWZ in un misto tra The day after tomorrow e La guerra dei mondi. Un film apocalittico, dove la scusa per rilasciare le orde di zombie è quella di madre natura che si ribella all’uomo e cerca di sterminarlo, tanto per fare qualcosa di divertente. Pitt è al centro dello schermo costantemente…non è uno zombie movie, è un Pitt movie. C’è solo lui, il meglio è lui, capitano tutte a lui e risolve tutto lui. Un Dio in terra che non ha paura di nulla. Dalla mia mi sono un po’ stufato di americanate del genere e non pensavo di doverle vedere anche in un film con gli zombie, dove se ci sono americanate di solito si riferiscono a uccisioni fantasiose o armi dalle munizioni infinite. Qui gli zombie fanno da contorno alla capigliatura sempre perfetta di Brad Pitt e al suo vestito da giornalista di guerra, nulla più. Dov’è la battaglia di Yonkers descritta nel libro, dove l’uomo capisce i suoi limiti? Dov’è la storia della pilota sopravvissuta tre giorni in una foresta o del maestro di arti marziali giapponese che fonda una scuola anti-zombie sulle montagne? Dov’è il Lobotomizer? Semplicemente non c’è nulla di tutto questo…c’è solo Brad Pitt e dovete farvelo bastare.

Un consiglio: compratevi WWZ di Max Brooks e godetevi un bel libro zombie, poi compratevi Manuale di Sopravvivenza agli Zombie, dello stesso autore e precedente all’altro, e analizzate la cura con cui Brooks costruisce il suo universo immaginario: il virus, i tempi di esposizione, le tattiche militari, le testimonianze e gli studi fatti sulle culture e i popoli che descrive. Tutto studiato per ottenere un mondo senza buchi, al contrario di quello fatto in acqua da questo film.

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2 pensieri su “World War Z”

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