L’atlante delle nuvole – David Mitchell

imagesMi sembra di aver impiegato una vita a finire questo libro e probabilmente è così. Ho deciso di imbarcarmi in questa lettura dopo aver visto Cloud Atlas dei fratelli Wachowski, che è appunto tratto da questo libro. Il film è bello, ma ci si capisce veramente poco e alla fin fine non è ben chiaro quale sia il senso di quelle tre ore passate a guardare la pellicola. Si, ok, il film stesso con la voce di Tom Hanks ci dice che le azioni che facciamo in vita si propagano come un’onda e tutto si intreccia nel passato e nel futuro. Ma la cosa per quanto poetica, continua ad avere poco senso. La recensione del libro sarà abbastanza corta, avverto subito, perché è negativa e ho veramente poco da dire. L’unica cosa che mi stona è che in giro non ho trovato recensioni negative, quindi inizio a pensare di essere stronzo io…ma non fa nulla, è stato lo stesso con Man of Steel a quanto pare. Via alla trama.

Il libro narra sei storie che si incrociano, due nel passato, due nel presente e due nel futuro (all’inizio dovevano essere 3-3-3, una pesantezza incredibile). Si parte con la storia di Adam Ewing e il suo viaggio nel pacifico alla scoperta dei Maori e dei Moriori. Imbarcatosi per tornare in America viene colto da uno strano male e può contare sul supporto del suo “amico”, il dottor Goose e di un clandestino che aiuta a giustificare la sua presenza, Atua. Subito dopo c’è la storia di Robert Frobisher, giovane compositore inglese, che si sposta in Olanda per fare da copista a un vecchio compositore. Arriva poi la storia della giornalista Luisa Ray che indaga sulla sicurezza di una centrale nucleare in California. E’ la volta poi della storia del vecchio Timothy Cavendish, piccolo editore che si ritrova in un brutto guiao con uno scrittore ed è costretto a scappare e chiedere aiuto al fratello, che per tutta risposta lo sbatte in una casa di cura. Passiamo poi al futuro con la storia del clone Sonmi 451, ambientata a Seul. E Si arriva infine alla storia di Zachary nel futuro più remoto.

Mi sembra tutto abbastanza chiaro no?
Mi sembra tutto abbastanza chiaro no? La mappa concettuale aiuta parecchio…

Ogni storia è raccontata con uno stile diverso: la prima con un diario, la seconda con uno scambio epistolare, la terza come un romanzo thriller, la quarta come un romanzo autobiografico, la quinta come una serie di interviste orali e l’ultima sottoforma di racconto orale. La cosa più interessante e forse l’unica cosa veramente bella del libro, è che ogni racconto che si sposta avanti nel futuro incappa nel racconto precedente. Frobisher legge il diario di Ewing, Luisa legge le lettere di Frobisher, Timothy legge il manoscritto di Luisa, Sonmi vede il film tratto dal romanzo di Timothy e Zachary ritrova il video delle interviste a Sonmi. Ogni racconto inizia, viene spezzato dal successivo e poi riprende nell’ordine contrario (dal più antico al più futuristico all’andata e dal più futuristico al più antico al ritorno). Sicuramente un’idea molto bella, che riesce a far incrociare e scontrare sei vite in maniera del tutto casuale, come capita tutti i giorni. Leggiamo qualcosa scritto da qualcuno e ne prendiamo la memoria, poi mettiamo la nostra memoria su un supporto (come può essere questo blog) e qualcun altro prende la nostra memoria. Le azioni si propagano attraverso gli altri. Veramente un bel concetto che da molto da pensare.

Quello che non va, a mio modesto parere, è la realizzazione finale del libro. Se il concetto generale è molto avvincente e profondo, le storie sono spesso noiose e poco interessanti, soprattutto le prime due. La chiara sensazione che ho avuto leggendo questo libro è che l’autore stesse cercando di farci vedere quanto è bravo. Cambiare stile di scrittura (da diario, a lettera, a thriller, ad aiutobiografia eccetera) non è facile e neanche impersonare una persona diversa, con i suoi modi e i suoi stili caratteristici del tempo in cui vive. L’autore si diverte, quindi, a passare da uno stile all’altro, da una persona all’altra in quello che appare più come un puro esercizio di stile, che come un romanzo vero e proprio. Se devo leggere degli esercizi di stile, però, mi leggo Raymond Queneau, almeno mi faccio anche una risata. Con l’atlante delle nuvole non ci sono riuscito.

Per concludere: un concept alla base sicuramente valido, che poteva essere a mio avviso sviluppato un po’ meglio e portare a qualcosa di concreto. Il libro mi ha dato la stessa sensazione del film…l’incompletezza del messaggio, come se qualcuno parte a spiegarti qualcosa e poi gli sparano mentre sta dicendo le parole chiave del discorso, tu ti getti a terra lo prendi tra le braccia e dici: “Embé?? Finisci il discorso cazzo!”. Il film, inoltre, mischia le storie in maniera random, rendendo il tutto ancora più complicato e assurdo, che se non c’era Tom Hanks che diceva quelle quattro battute a un certo punto nessuno capiva di che parlava sto film. Ve lo consiglio? Sinceramente no, io mi sono annoiato a morte, ma se siete masochisti…

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