American Horror Story – season 1

AMERICAN HORROR STORY: Airing on FXGrazie a queste brevi ferie estive sono riuscito a recuperare tante cose perse durante l’anno. Serie tv, film, fumetti, libri. Un paio di settimane all’insegna del relax, senza il caldo della Capitale a farmi da compagnia. In due giorni e mezzo mi sono macinato la prima stagione di American Horror Story, uscita ormai due anni fa, che tutti continuavano a consigliarmi, ma alla quale finora non avevo dedicato la giusta attenzione. Il progetto che c’è dietro alla serie è chiaro sin da titolo: storie dell’orrore americane, tipiche di quei film made in USA che tanto abbiamo amato e che, nel bene e nel male, hanno fatto la storia dell’horror contemporaneo.

A differenza della seconda stagione e della terza (che inizierà questo autunno), questa prima serie non ha un sottotitolo identificativo. Ogni stagione, infatti, si articola come una storia a sé, che inizia a finisce. Questo primo esperimento degli autori di AHS ha come protagonista la classica casa posseduta o meglio infestata. Niente cimitero indiano però, le cause che portano all’infestazione rimangono un mistero per tutta la serie e non ci verranno mai rivelate. La casa in questione è una villa di Los Angeles, costruita in stile vittoriano negli anni ’20 da un dottore delle star di Hollywood, nel quale in un secolo di vita si sono consumate innumerevoli tragedie.

Durante le 12 puntate della prima stagione, scopriremmo passo passo quali omicidi sono avvenuti nella casa, in tutti i suoi macabri dettagli. Ogni persona che esala il suo ultimo respiro all’interno dell’abitazione è condannato a vagarvi per l’eternità. Evito ulteriori spoiler sulla trama e do un ultimo commento alla serie nel suo complesso.

1x10-smoldering-children-promo-american-horror-story-27326281-1920-1080L’idea di riportare l’horror dal film di due ore a una serie tv di circa 12 ore complessive è piuttosto interessante. Nei film vediamo lo svolgersi della trama in breve tempo e magari è difficile riuscire ad approfondire le storie nel poco tempo a disposizione. Il lato negativo, però, è che spalmando una storia per quanto complessa in tutto questo tempo, c’è la possibilità che durante l’arco narrativo la tensione abbia delle notevoli cadute, per poi riprendersi in un secondo momento. La parola “horror”, infatti, è un po’ abusata e probabilmente un fanatico del genere che cerca gli stessi stimoli di un film horror, rimarrà un po’ deluso.
L’esperimento appare però ben riuscito. Sicuramente al di là della storia principale, sono veramente ben fatti i piccoli flashback sugli omicidi del passato che animano quasi tutte le puntate della stagione. La serie inizialmente si prospetta come una sorta di Amytiville Horror, per poi spostarsi su un differente livello e assumere le caratteristiche di Rosemary Baby, per poi arrivare nel finale a un genere del tutto suo, che francamente mi ha un po’ ricordato Beatlejuice.

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