Evangelion Night – recensione dei primi due film

0Vedere un anime al cinema fa sempre la sua porca figura, non c’è niente da fare, soprattutto durante una maratona di due lungometraggi come quelli di Neon Genesis Evangelion. Ieri sera nei cinema Nexo Digital, infatti, sono stati messi in scena Evangelion 1.0: you are (not) alone e Evangelion 2.0: you can (not) advance, i primi due film tratti dalla serie di 26 episodi andata in onda qualche anno fa. Tutto questo perché il prossimo 25 settembre nei cinema sarà proiettato Evangelion 3.0: you can (not) redo, ed è abbastanza brutto vedere il terzo senza aver visto i primi due.
Beh la saga di Evangelion continua a essere qualcosa di fantastico e vederla sul grande schermo emoziona ancora di più di quando seguivo le puntate su Mtv una decina di anni fa.

Neon Genesis Evangelion è uno degli ultimi anni in rappresentanza del genere Mecha, o meglio roBBottoni enormi che spaccano il culo ad altri roBBottoni enormi o a qualche Kaiju. Le cose dai tempi di Mazinga e di Goldrake sono cambiate parecchio, quindi Evangelion si configura come l’anime sui mecha che, al contrario degli altri, cerca di dare anche una spiegazione scientifica al funzionamento dei roBBottoni. Negli anime anni ’80, infatti, ci venivano presentati questi cosi giganti, nei quali bastava entrare a bordo di una navicella (vedi Mazinga) o che venivano assemblati in volo con vari pezzi (vedi Vutus V o Voltron). I mecha funzionano e basta, nessuna spiegazione sulla loro costruzione o sulla loro alimentazione (pressoché infinita, tranne nel caso di Daitarn che era alimentato a energia solare). Gli Eva, invece, sono complessi. In questo anime non sono solo i piloti a sudare per la fatica, ma anche i tecnici dei roBBottoni che devono verificarne le funzioni in uso e off line. Gli Eva sono collegati con dei cavi a gruppi di alimentatori e se vengono staccati dopo 5 minuti si spengono. Cioè c’è tutta una meccanica complessa dietro.

2qizcs1I due lungometraggi ripropongono la serie che tutti conosciamo in versione reboot, ovvero un po’ rivista e corretta, con Angeli un po’ diversi e situazione cambiate. La pugnottosità e le turbe mentali di Shinji Ikari rimangono intatte nella trasposizione e a volte, diciamocelo, diventa un po’ pesante. I film, come tutti sappiamo, sono stati creati per dare un finale diverso alla storia, visto il finale astratto che aveva l’anime originale e che ha fatto storcere il naso a molti. Il primo film, però, ricalca quasi fedelmente la storia originale, mentre il secondo la modifica sostanzialmente, introducendo personaggi nuovi e un diverso sviluppo della lotta Angeli/Eva.
Non mancano i riferimenti a disparate religioni e filosofie e non manca l’aspetto psicologico dell’opera, che è comunque uno dei punti fondanti di tutta la storia.

still04In conclusione, se ve lo siete persi mi dispiace per voi perché Evangelion continua a essere un capolavoro dell’animazione giapponese che, a volte, dà ampiamente sulle ‘recchie anche agli splendidi film di Miyazaki (giù a insulti contro il sottoscritto).
L’unica nota dolente riguarda il pubblico. Il cinema in cui ero io era stracolmo, ma nella stessa sala un mese fa per vedere Akira eravamo in 15. Cristo ragazzi, Akira è IL capolavoro dell’animazione giapponese e di certo meritava di essere visto anche più di questi due film di Evangelion, poco da fare.

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