Dodici – Zerocalcare

8179r9NEOXL._SL1500_Dice che ormai Zero lo conoscono pure quelli che non hanno mai letto un fumetto in vita loro. Dice che Zero nel frattempo è stato eletto come salvatore del fumetto made in Italy. Beh, cazzarola, un motivo ci sarà. Quando qualche mese fa recensii il suo precedente Ogni maledetto Lunedì su due, feci un discorso ben preciso su Zerocalcare e la sua idea di fumetto: fa ridere (a vagonate), ma soprattutto fa riflettere. Michele 1(vero nome di Zero) ha questo talento nella vita e lo sfrutta dannatamente bene. Lui disegna, si inventa le storie e le promuove. Ti fa dei richiami alla sua e nostra gioventù, quella di chi è nato negli ’80 ed è cresciuto volente o nolente a merendine, cartoni animati giapponesi e videogiochi in Sala Giochi (che almeno negli anni ’90 erano un punto di ritrovo per tanti ragazzini, mica come ora che se ne stanno chiusi dentro a casa ad ammazzarsi di playstation). Ti fa ridere come non ridevi da tempo, perché fra ricordi d’infanzia, battute in romanesco e personaggi stereotipati c’è anche il posto per una lacrima da troppe risate. Poi mentre ridi come un deficiente nel tuo letto, fra capo e collo ti piazza la mazzata: quella che senza interrompere il ritmo del fumetto ti costringe un attimo a pensare e magari a dire “è proprio vero, cazzo”.

Questa genialità era molto palese in quello che io reputo il suo capolavoro: Un polpo alla gola, nel quale ridevi come un idiota per tutto il fumetto e nel finale ti calava addosso una tristezza che non ti aspetti, ma che ti lascia veramente un buon sapore in bocca. Lo stesso accade anche in Ogni maledetto lunedì su due, che sebbene sia una raccolta di micro-fumetti già presenti nel suo blog, è stata arricchita da un filo conduttore che mitiga le risate con la riflessione, sempre senza spezzare il ritmo, senza creare pesantezze o rimproveri…solo un modo per far riflettere le persone su quello che in realtà già sanno. Molto appropriato.

mainDodici-zerocalcare-2In Dodici Zero torna ad applicare il suo talento, ma questa volta con una storia molto più particolare e intima. Tutta la storia, infatti, si svolge a Rebibbia, quartiere natale di Zerocalcare e famoso al mondo per essere la sede di uno dei più grandi carceri di Roma e capolinea della metro B. Dopo un apocalisse zombie, il quartiere rimane isolato dal resto della città e Zero si ritrova chiuso in casa con i personaggi usuali dei suoi racconti (Secco, l’amico cinghiale e un breve cameo dell’Armadillo) e una new entry, Katjia, misteriosa ragazza che arriva da Roma Nord e segue la via del Karma.
Fra scontri con gli zombie e fughe di sopravvivenza, Zero il disegnatore fa i conti con la sua maggiore paura: andarsene da Rebibbia. Mentre si legge Dodici, infatti, si ha l’impressione di ascoltare direttamente Michele parlare della sua città (perché più che quartieri Roma sembra avere paesi a se stanti, tutti uniti fra loro ma separati da differenze ideologiche e sociali) e della sua paura che questa cosa dei “disegnetti”, come la chiama lui, lo stia portando via dalle sue radici. Nel frattempo, però, mentre lui cresce come artista e come persona, il quartiere rimane statico, come abitato da zombie che ripetono all’infinito le stesse azioni.

Che dire? Zerocalcare ha sfornato un altro librone. E’ difficile rimanere in sella dopo quattro graphic novel così belle, ma lui ce la fa, non so come ma ce la fa. Sarà la sua smodata umiltà (a Lucca si è scusato 10 minuti con quelli a cui non poteva autografare il libro perché aveva una conferenza) o il suo attaccamento alle origini? Non saprei, ma speriamo che Zero non perda mai il suo talento.

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10 pensieri su “Dodici – Zerocalcare”

    1. In alcuni punti mi pare abbia perso il senso del fumetto, soprattutto quando parla di trama. Magari sbaglio io e voglio affidare a Zero una profondità che non ha, ma sinceramente sono un po’ più convinto che sbagli lui a non addentarsi nella psicologia del fumettista.

      1. ho letto anche io e commenti e sono tutti abbastanza contrari. Da parte mia ho poco da aggiungere non avendo mai letto il fumetto, segnalo solo che l’autore sembra più intenzionato ad un critica sociale personale che non ha una vera e propria disamina del fumetto preso in considerazione

      2. Ecco appunto, pare più una presa di posizione verso il nuovo che avanza invece di essere una critica fumettistica specifica. Un accanimento contro il cambiamento. Cioè…non puoi dire che non sembra Pazienza…ma perché doveva sembrare Pazienza? Se volevo leggermi Pazienza compravo quello…

      3. Sull’esempio con pazienza ho letto un sacco di persone in disaccordo, sembra qualsi che abbia voluto sottintendere una similitudine non meglio specificata successivamente però.

        P.S. prima o poi mi toccherà leggermelo sto ZEROCALCARE!

      1. Oddio pure la risposta me lascia con qualche dubbio… Ma almeno si vede un po di dibattito intorno al fumetto e questo può solo che essere un bene!

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