Personaggi dell’infanzia: L’ape Magà

Tutta la solitudine e la sfiga riuniti nella sigla del cartone
Tutta la solitudine e la sfiga riuniti nella sigla del cartone

Ci sono domande che ci accompagnano nella nostra vita. Domande che a volte non otterranno mai risposta, ma che segnano la nostra crescita. Più semplici nell’infanzia e più complesse nell’adolescenza. Quelle dell’adolescenza sono quelle esistenziali, pipponi infiniti e senza risposta: perché viviamo? che senso ha tutto questo? qual è lo scopo di svegliarsi la mattina? Abbiamo passato tutti questa fase grunge e ricordarla sull’orlo dei 30 mi fa venire solo una gran voglia di uccidere le giovani generazioni o urlargli in faccia “ma che cazzo te ne frega?”. C’è gente che anche a 30 anni si fa domande esistenziali come queste, ma è evidentemente gente con qualche problema irrisolto. Le più belle e tenere sono indubbiamente le domande dell’infanzia, quelle classiche che segnano i passaggi della vita: ma Babbo Natale esiste? Come si fanno i bambini? Perché quell’uomo si è sdraiato sopra a quella donna nuda, non starebbe più comodo sul materasso che sopra di lei? Domande che prima o poi arrivano a una soluzione, shockante o meno che sia. Eppure c’è una domanda che in tutti questi anni non aveva ancora ottenuto risposta: ma l’ape Magà è un maschio o una femmina?

Anche Magà ha vissuto il dramma dell'apartheid
Anche Magà ha vissuto il dramma dell’apartheid

Per quanto di voi se lo stiano ancora oggi chiedendo…Magà è un maschio. Ebbene sì, non l’avrebbe detto nessuno visti i molteplici indizi che facevano pensare al contrario. Innanzitutto il nome, Magà non mi pare proprio un nome da ape maschio. Magà in realtà è il nome italiano, perché evidentemente neanche gli adattatori capivano se fosse uomo o donna, mentre il nome nell’edizione originale è Hutch, come il compagno di Starsky, nome molto più virile. La colorazione variopinta e, soprattutto, il foulard al collo non giocano certo in suo favore per identificarlo come un maschio, anzi. L’unico particolare che ci possa far intuire che Magà è un maschio è quando si trova accanto alla ritrovata sorella alla fine del cartone, Maya, che è effettivamente molto più femminile di Magà.

L’ape Magà, però, è anche altro: è un altro dei classici esempi di personaggio sfigatissimo degli anni ’80, quelli che tanto amiamo ricordare per i loro dolori e le loro botte di contro-culo. Le sfighe di Magà partono già in fasce. Appena nato il suo alveare viene attaccato e lui è l’unico sopravvissuto di

Magà con un barbone Stercorario
Magà con un barbone Stercorario

tutta la covata dell’Ape Regina, scomparsa durante l’attacco. Viene allevato da un bombo che lo tratta come Cenerentola, ma capito che sua madre è ancora viva (forse) parte per un viaggio verso un punto non specificato della Terra. In ogni episodio Magà è capace di incontrare un insetto che sia almeno un po’ più sfigato di lui e ce ne vuole parecchio, mentre nella maggior parte delle puntate riesce simultaneamente a far incazzare qualcuno che lo vuole ammazzare: ragni, rettili, ma soprattutto la mitica Mantide Religiosa, dipinta come un mix fra lo Stregatto e Will Coyote, ma molto più inutile di entrambi.
Le avventure dell’Ape Magà, però, si concluderanno con un lieto fine e il ricongiungimento con l’Ape Regina e sua sorella Maya (alla quale la madre evidentemente voleva più bene, visto che se l’era portata via lasciando Magà a morire solo). Un idillico abbraccio che si conclude con l’inizio della nuova serie di avventure, dove tanto per cominciare l’Ape Regina viene uccisa dalle vespe (ahah). Magà e Maya si metteranno in viaggio per arrivare a un nome meglio specificato luogo di pace. Ritorno quindi i personaggi sfigatissimi e i nemici temibilissimi. Qui la mantide è sostituita da una vespa che si chiama Apachi, convinto che nella prima serie Magà abbia ammazzato il padre e quindi intenzionato a farla comparire davanti a un giudice, o ad ammazzarlo a sua volta, una delle due insomma.

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