Shadowhunters – città di ossa

shadowhunters-soundtrack-demi-lovato-jessie-jNon prendetemi a paraculate sin da subito, vi prego. Ho deciso di vedere questo film per curiosità e perché me lo sono ritrovato davanti, quindi…tanto valeva vederselo e via. Il titolo italiano è Shadowhunters, ma quello originale è The Mortal Instrument, sia per il film che per la saga di libri da cui è tratto, forse il titolo originale non ispirava molto i produttori italiani perché sembra più un horror che uno young adult quale invece è. La tendenza di questi film, come già tutti sappiamo, è quella di prendere una saga letteraria che va di moda e trasformarla in una serie di film. Un format che a volte funziona (Harry Potter, Hunger Games) tirando fuori dei film che non sono di certo capolavori, ma comunque saghe gradevoli, e altre volte non funziona (Twilight), tirando fuori dei film veramente discutibili. Tanto discutibili, infatti, che dopo la saga del vampiro che luccica questo tipo di format incentrato su film per ragazzine non è più riuscita a trovare saghe che andassero più in là di un film. Anche questo Shadowhunters rischia di fare la stessa fine, visti gli incassi non troppo eccellenti fatti durante il suo passaggio nei cinema qualche mese fa.

Clary è una ragazzina come ce ne sono a migliaia, se non milioni, che vive la sua incolore vita da adolescente. Nella sua vita ci sono solo la madre, lo “zio” Luke e l’amico Simon, che guarda caso è innamoratissimo di Clary, ma lei non se ne accorge. Un giorno la ragazza inizia a vedere strani simboli e strane persone che solo lei riesce a vedere: gente vestita molto goth che se ne va in giro ad ammazzare altri goth. Dopo un breve parapiglia Clary scopre di essere la figlia di una cacciatrice di demoni e di avere poteri a sua volta. La madre scompare e lei, l’amico e il gruppo di emo iniziano la ricerca della donna e della Coppa Mortale, fra demoni, vampiri, lupi mannari e chi più ne ha più ne metta (ma gli zombie a quanto pare non esistono) tutti vestiti di nero in stile emo per gli uomini e zoccolona per le donne. Il nemico che devono sconfiggere è tale Valentine, un tempo compagno d’arme della madre di Clary, al quale proprio lei ha rubato la Coppa che lo stesso aveva rubato al Conclave.

the-mortal-instruments-city-of-bones-22474-1920x1080La trama sottolinea la banalità della storia in sè, ma forse non quanto dovrebbe. Il film inizia tranquillamente, per passare dopo pochi minuti a una fase molto più concitata. Peccato che a metà pellicola c’è un repentino abbassamento della tensione, che spezza di netto l’attenzione del pubblico. L’azione torna a svegliarci giusto in tempo nell’ultima parte del film, nella quale si susseguono un paio di colpi di scena che uno spettatore con un cervello funzionante avrebbe azzeccato tipo dopo 20 minuti di pellicola. La scontatezza del film è pari solo al suo generale politically correct in stile anni ’90 che tanto disprezzo: mai una parola fuori posti, mai una battutina pesante, il fattore gay non crea né scandali né sorprese…unica cosa fuori posto? Non c’è l’immancabile nero che colma la diversity del gruppo…peccato.
Ma parliamo un po’ dei volti che compaiono durante il film. La protagonista, Clary, piagnucola per metà pellicola, mentre nell’altra metà fa la coraggiosissima…deciditi: o piagnucoli e ti nascondi o affronti le cose da dura, una delle due (Lily Collins compare anche in Priest, dove fa l’ostaggio che piagnucola sempre, almeno è coerente). Il comprimario, il cacciatore Jace, è forse l’attore più brutto che io abbia mai visto in vita mia. L’amico Simon, invece, è Robert Sheenan (Nathan di Misfits) e nel ruolo affidatogli è veramente sprecato…ma tanto. Stesso si dica per l’attore che interpreta lo “zio” Luke (Aidan Turner) che qui è un lupo mannaro, mentre in Being Human era un vampiro.  Nella parte della madre c’è Lena Headley (Cersei di GoT), altra attrice sprecata. L’unico che sta bene nella parte, perché non mi piace come attore, è Jonathan Rhys-Meyer (Match Point, From Paris with love) nella parte del cattivo Valentine.

Il giudizio finale è ovviamente negativo. Il film non vale le due ore e mezzo della sua durata e dubito valgano qualcosa anche i libri della saga scritti da Cassandra Clare, donnone di circa 40 anni che scrive racconti per ragazzine nei quali, presumibilmente, lei vorrebbe trovarsi…sì, ma c’hai 40 anni, mica 15…non è ora che smetti di scrivere minchiate e fanfiction di libri migliori dei tuoi?

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