I sogni segreti di Walter Mitty

Secret-Life-Walter-Mitty-ReviewQualche mese fa è stato diffuso on line uno dei trailer più belli di quest’anno, quello di questo film. Un trailer così bello che nei suoi pochi secondi era capace di emozionare, stupire e far venire una gran voglia di vedere l’intera pellicola. A volte bisognerebbe sapere chi è che realizza i trailer, chi decide cosa, perché spesso e volentieri è proprio da quello se decidiamo di dare una possibilità al film oppure no. Alcuni sono fuorvianti, facendoti sembrare bello un film che alla fine si rivela essere una cagata. Alcuni ti raccontano l’intera storia e a quel punto ti chiedi perché dovrei andare a vedere il film se già me lo hanno raccontato? Per fortuna il trailer di I sogni segreti di Walter Mitty non appartiene a nessuna di queste due categorie, ma mantiene quello che promette. Ero un po’ titubante ad affacciarmi a questo film, comunque, perché on line qualcuno storceva il naso preventivamente, mentre si sa che i trailer belli solitamente portano a film brutti. I sogni segreti di Walter Mitty, invece, è un film che ho trovato stupendo, commovente e carico di significato. Un’ora e mezza di viaggio tra sogno e realtà per la maturazione del protagonista, interpretato magistralmente dallo stesso regista del film, Ben Stiller.

Walter è il manager fotografico di Life Magazine, quello che ha il compito di scegliere i migliori scatti da pubblicare sulla rivista. Ha una vita monotona e abbastanza noiosa e la sua unica fuga dal grigiore è nella sua mente. Walter è uno che sogna a occhi aperti; si incanta e parte la magia. Salva cani da palazzi in esplosione, combatte epiche battaglie con il suo inetto boss, conquista la donna che ama dopo un’avventurosa traversata sui ghiacciai portando con sé il suo falcone. Walter fugge dalla realtà e si rifugia nel suo mondo immaginario per giustificare una vita non vissuta. Improvvisamente la perdita di un negativo sconvolge la sua vita e Walter sarà costretto a imbarcarsi alla ricerca del fotografo che ha scattato la foto, un vero avventuriero che gira il mondo senza meta e per il quale prova una grandissima ammirazione, ricambiata a sua volta anche dal fotografo, che lo considera come colui che raffina il suo lavoro.

Una storia di crescita e maturazione come ce ne sono tante, è vero, ma raccontata in un modo splendido, da togliere il fiato. La regia, la fotografia e la storia formano un trittico eccezionale, rendendo questo una vera e propria perla. Il film chiede infatti allo spettatore un compromesso, quello di non focalizzarsi su una storia abbastanza prevedibile sin dalle prime battute, ma di lasciarsi trasportare dall’esperienza visiva ed emozionale che trasmette. Walter, perennemente assorto nei suoi sogni, stacca la spina e inizia a vivere e più lo fa e meno ha bisogno di rifugiarsi nel suo mondo immaginario. Il protagonista ben presto scopre che la realtà è perfino più emozionante dei suoi sogni ad occhi aperti e vi si immerge completamente. Il messaggio è chiaro: abbandonate il virtuale e riprendete in mano il reale. Tutto nel film sembra avere questo scopo.

Ne esce ferito anche il mondo moderno con tutta la sua socialità attraverso un computer. All’inizio, infatti, Walter prova a conquistare la donna dei suoi sogni attraverso un social network, ma tra gli invisibili impiegati che mantengono l’efficienza del sito trova un amico reale, una persona con cui parlare a voce, un amico. Più avanti il fascinoso fotografo (Sean Penn) pronuncerà un’altra frase fondamentale per la pellicola, quando inquadrando con la sua macchinetta una tigre delle nevi dirà che “non sempre voglio vivere un’emozione attraverso l’obiettivo, così a volte non scatto e resto a guardare”. La filosofia della “condivisione” con il mondo tramite Facebook, Instagram e altri social network se ne va a farsi benedire, lasciando il posto alle emozioni individuali, che si vivono solo per noi stessi.

Ben Stiller, basandosi su romanzo del 1939 di James Thurber, disegna un omino insicuro, fragile e con la testa infossata dentro le spalle, che dopo un viaggio di crescita diventa maturo, adulto e capace di cogliere l’attimo. Stiller forse per la prima volta non dirige una commedia (anche se alcune scene divertenti non mancano), ma si dedica a un film profondo, che fa venire voglia di viaggiare, di andarsene da soli, di crescere e di tornare a casa diversi…più consapevoli. Se avete voglia di lasciarvi andare per circa due ore all’interno di una favola moderna o anche solo se avete voglia di un po’ di bellezza, I sogni segreti di Walter Mitty è il film che stavate aspettando.

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