The Butler

the butler pAnnunciate le nomination per gli oscar 2014 ho deciso di guardarmi le pellicole candidate per il miglior film, o almeno la maggior parte di loro. Un paio di film li ho già visti e recensiti, fra cui Gravity al quale va tutto il mio tifo, anche se dubito si aggiudicherà il premio dell’Accademy, solitamente propenso a premiare film un po’ più “convenzionali” e storici come questo The Butler, appunto (anche se sono convinto che il premio come miglior regista a Cuaròn non lo leva nessuno). Alla fine ieri sono riuscito a fare una capatina al cinema, indeciso fra questa pellicola di Lee Daniels (regista che non mi ha mai convinto) e Still life, alla fine ha vinto la voce del “dai, dice che è un sacco bello” e ci siamo fiondati nella sala più scomoda mai vista nella quale, oltre a essere inclinati nella direzione sbagliata, per guardare lo schermo si rischia una grossa cervicale.

The Butler più che la storia di un maggiordomo di colore alla Casa Bianca, è la storia dell’America degli ultimi 80 anni, la storia dei diritti civili agli afroamericani e delle lotte fatte per conquistarli. Il film inizia la sua storia nelle piantagioni di cotone dove il protagonista cresce. Già nei primi minuti la tragedia razziale imperversa, quando il padrone stupra la madre (Mariah Carrey) e uccide il padre. Il ragazzo viene preso a lavorare come “negro di casa” ed educato a servire i bianchi. Lasciata la piantagione diventa cameriere in un bar e poi maggiordomo all’hotel Exclesior di Washington, infine viene chiamato come maggiordomo alla Casa Bianca nel 1952. Da lì Cecil inizia a lavorare per l’uomo più importante d’America e per i suoi successori. Diventa una presenza indispensabile per i vari presidenti, che non mancano di apprezzare il suo lavoro. La vedova Kennedy gli regala una cravatta del marito, mentre Nancy Regan lo invita a una cena di Stato (secondo voi si può piangere al cinema per un invito a cena?). Se da una parte Cecil vede il mondo con gli occhi dei bianchi, però, la realtà lo richiama quando è a casa e ha a che fare con il figlio maggiore Luis, attivista politico per i diritti degli afroamericani. Il ragazzo prima inizia una lotta non violenta, poi entra nelle Black Panther che abbandona quando comprende la violenza con la quale vogliono perseguire i loro ideali.

Cecil e Luis esprimono due facce della lotta al razzismo in America: il primo fiducioso nel suo Paese, che aspetta all’infinito le azioni del Presidente; mentre il secondo reagisce disobbedendo e andando contro quelle leggi che reputa ingiuste. La soluzione, come sempre, si troverà nel mezzo quando padre e figlio finalmente si riuniscono e Luis intraprende una carriera politica per i diritti civili. Ovvia la svolta finale con la candidatura e l’elezione di Barack Obama (che mi dicono abbia pianto guardando il film).

Lee Daniels' The ButlerLa pellicola, purtroppo, manca un po’ di originalità narrandoci una storia abbastanza conosciuta (quella del razzismo in America) e utilizzando una tecnica già vista (la somiglianza della narrazione a quella di Forest Gump è palese). Fortunatamente per il film, però, Forest Whitaker regala una delle sue migliori performance di sempre e il cast stellare che lo circonda aiuta molto. A tratti sembra una pellicola di Spike Lee se non altro per il tema trattato, ma Daniels come regista è piuttosto anonimo e banale, se la cava meglio come sceneggiatore. La vera forza del film, comunque, rimane nel testa a testa fra padre e figlio, anche se c’è da ammettere che The Butler ha avuto il coraggio di dire una cosa che nessuno aveva mai ammesso prima: si parla tanto male dei nazisti e dei campi di concentramento per gli ebrei, ma non ci si accorge che in America i campi di concentramento sono esistiti per quasi un secolo.
Il film non è un capolavoro, ma neanche fa schifo…si guarda e si apprezza in certi momenti.

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