Dom Hemingway

Dom-Hemingway1In Italia è passato un po’ sotto traccia, ma ero veramente curioso di vedere questo film di Richard Shepard alle prese con la sua prima grande produzione. A vederlo da lontano, infatti, il film sembra proprio essere un pulp in stile inglese, quelli che in patria il signor Guy Ritchie ha reso dei veri cult (The Snatch, Lock & Stock), quei tipici film che mischiano grottesco e black comedy in un mix magico. Dom Hemingway unisce a questi due fattori anche un filo di dramma, che rende il tutto più terreno e realistico. A dare vita al personaggio principale poi c’è un tarchato Jude Law che rispolvera il suo spirito albionico. Insomma: un film che dovevo assolutamente vedere e che se da un lato non mi è dispiaciuto, dall’altro mi ha rimandato indietro un bel po’ di perplessità, soprattutto per quanto riguarda “l’originalità” del personaggio principale.

La pellicola inizia con un elogio al proprio pene pronunciato dallo stesso Dom Hemingway, un monologo truce e forsennato che ci indirizza subito su quello che sarà il resto del film. Qualcosa che magari avrebbe apprezzato molto Bukowsky. Dom è uno scassinatore che dopo essere stato pizzicato si è fatto 12 anni di prigione, senza mai rivelare il nome del mandante del colpo. Nei 12 anni dentro la moglie si è risposata ed è poi morta di cancro, mentre la figlia lo odia profondamente per aver abbandonato la famiglia. Una volta fuori va a riscuotere la sua parte e il premio per essere stato zitto in Francia, dove la sua boccaccia lo mette nei guai con il signor Fontaine, il mandante del colpo che sta con questa pheega qua (che tra le altre ha anche partecipato a qualche insulsa produzione italiana). La situazione si risolve, ma dopo un incidente che uccide Fontaina, Dom perde tutti i suoi soldi. Torna a Londra per cercare lavoro e per ricongiungersi con la figlia, ma le cose non saranno così facili.

3126-Dom-Hemingway-Photo-Nick-Wall-1Devo essere sincero: ho visto black comedy o pulp inglesi nettamente superiori a questo Dom Hemingway, che in fin dei conti è una storia piuttosto divertente, ben realizzata, ma senza un reale scopo finale…sembra realizzata tanto per farla. La trama è tutto sommato piuttosto godibile, con qualche imprevisto e non annoia (quasi) mai. Ma c’è una cosa che mi ha fatto strabuzzare gli occhi sin dalle prime scene del film: la prima parte del film e lo stesso personaggio principale sono ispirati quasi palesemente a Bronson, uno dei capolavori di Refn del 2008. Dom Hemingway parla e si comporta più o meno il Chaerlie Bronson di Refn e l’atmosfera che si respira è esattamente la stessa (un po’ attenuata, perché con tutto il bene Sherpard non è Refn). Oltre a delle generiche similitudini tra i due personaggi, poi, c’è anche il personaggio interpretato da Richard E. Grant che sembra essere la copia sputata di quello presente in Bronson interpretato da Matt King…all’inizio pensavo fosse addirittura lo stesso attore.
Le somiglianze sono veramente troppe per non pensare che Dom Hemingway non sia ispirato a Bronson. Tolto questo fatto il resto del film è abbastanza originale, ma non è di certo un capolavoro del pulp inglese…solo uno che ci prova.

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