The Raid 2: Berandal

the-raid-2-berandal-11Sto cercando ancora di riprendermi dalla visione di questo film, di cui scrivo mentre il mio pc ancora trasmette le musiche dei titoli di coda. Era dal 2011 che aspettavamo questo nuovo film di Gareth Evans, regista inglese trasferitosi in Indonesia dove ha realizzato tre pellicole…una più bella dell’altra. Il 2011 era anche l’anno di uscita del primo capitolo The Raid: Redemption, definito da molti uno dei migliori action movie degli ultimi dieci anni (forse anche venti), mentre nel 2009 era uscito il suo primo film, Merantau, un altro splendido action movie con protagonista Iko Uwais (protagonista di tutti e tre i film di Evans). The Raid 2: Berandal è la risposta alla domanda che negli ultimi anni ha angosciato migliaia di fan dell’action di tutto il mondo: può esistere qualcosa di più figo di The Raid: Redemption?

La storia di Rama (Iko Uwais) riprende da dove l’avevamo lasciata al termine del primo film, quando insieme a un compagno ferito e a un poliziotto corrotto ammanettato riescono a uscire dal palazzo dove si svolge la storia grazie al fratello del protagonista. Il terzetto viene recuperato da un’unità speciale della polizia, che ha il compito di stanare i poliziotti corrotti per sradicare la criminalità. Il compagno ferito viene portato in ospedale, mentre il poliziotto corrotto viene ucciso. A Rama viene proposto di collaborare con la squadra infiltrandosi nella criminalità organizzata indonesiana, ma lui inizialmente rifiuta. Nel frattempo il fratello viene catturato e ucciso da un boss emergente, Bejo (interpretato dal protettore di prostitute di Merantau…do you remember?). Rama decide quindi di diventare un infiltrato e lo fa assumendo il nuovo nome di Yuda (nome che portava sempre in Merantau) e facendosi arrestare per avvicinarsi al figlio del più grande boss criminale del Paese.

A546_C016_06060BQuesta in super-sintesi la trama del film, che poi si sviluppa come una guerra tra famiglie per il controllo del territorio. Rama/Yuda dovrà alternarsi tra il suo essere un poliziotto e il suo nuovo status di criminale, che lo porterà a scontrarsi con altri gruppi o con la polizia stessa. Protagonista indiscussa, anche stavolta, del film è il silat, l’arte marziale indonesiana che Evans e Uwais hanno reso famosa nel mondo. Da tempo, infatti, in rete sono stati diffusi due o tre spezzoni di combattimento del film…roba da orgasmo ovviamente, che però in confronto all’intera pellicola sono veramente niente. The Raid: Redemption sembra quasi essere un antipasto rispetto al livello di violenza e alla spettacolarità coreografica di questo secondo capitolo. Sembra quasi che Evans sia nato per fare action movie, perché oltre alle bellissime coreografie di combattimento messe in piedi dagli esperti indonesiani, il regista usa la camera in maniera davvero magistrale, riprendendo ogni scazzottata in maniera abbastanza diversa ma sempre e comunque efficace. Evans ci da prova di essere un regista che raid2-3può imprimere sulla pellicola l’action in mille modi diversi, a seconda della situazione e della battaglia che si sta combattendo. Giova ricordare il combattimento di massa nel cortile di carcere, nel quale Evans utilizza un lunghissimo e fighissimo piano sequenza che mostra allo spettatore ogni singolo scontro della rissa in atto…una figata pazzesca!

E’ quindi The Raid 2: Berandal un capolavoro dell’action? Sì, lo è, non ci sono dubbi. Evans potrebbe dirigere un combattimento di un’ora e mezza senza alcuna storia e farcelo sembrare comunque una gran figata…in questo film oltre alle due ore e mezzo di cazzottoni, calci, martellate, sprangate, machetate e saltuariamente di colpi di pistola, c’è anche una storia che tiene fino alla fine senza annoiarci per un solo secondo. E mentre aspettiamo incollati alle poltrone il già annunciato The Raid 3, facciamo tutti un grosso applauso a Evans e a Uwais che ancora una volta ci hanno regalato un’erezione lunga un film.

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