The Strain – season 1 finale

The_Strain_107_1280x720_318508099732La settimana che si è da poco conclusa è stata tutto un correre e girare fra Roma, Milano e altri posti poco degni di interessi, ma che mi hanno tenuto lontano dal blog…ergo le cose da scrivere si sono accumulate…e molto, considerando che ieri è iniziata anche la quinta di The Walking Dead. Ma andiamo per ordine, per rimettermi in sesto con il lavoro parto con la recensione totale della prima stagione di The Strain, la serie prodotto e basata su una serie di libri di Guillermo Del Toro, il regista messicano più osannato di sempre – scherzo quello è Rodriguez, ma anche Del Toro non scherza. L’obiettivo del regista e della serie stessa è quella di portare nuovamente, per l’ennesima volta, i vampiri al centro della scena, ma con alcune differenze. Il mondo contemporaneo, infatti, ci abituati da tempo a vedere i vampiri come strani essere androgini che se ne stanno tutto il tempo lì a pensare all’amore o alle opere di Sartre – ah no, quello succedeva solo in Addiction di Ferrara -, o che comunque non hanno nulla da fare tra un morso e l’altro. Del Toro, invece, riprende il vecchio mito del vampiro di Bram Stoker e lo attualizza inserendoci un po’ di Blade e un po’ di CSI. Il vampirismo diventa così una virus portato da uno strano verme che muta le persone e che le fa somigliare a degli zombie assetati di sangue.

Di certo una delle serie più horror che io abbia mai visto, The Strain è stata la serie più attesa e soddisfacente del palinsesto americano estivo insieme a poche altre. Del Toro riesce a far centro un’altra volta, portando in tv una storia molto particolare, che da un lato mischia i classici elementi di Dracula (la cassa di legno con la terra in primis), da un altro ci mette un pizzico di Blade (le armi d’argento e il metodo di attacco dei vampiri, molto simile a quello che lo stesso Del Toro aveva usato per Blade II) e da un terzo ancora aggiunge una dose di scienza (il protagonista, infatti, è un medico che sin da subito cerca di evidenziare le cause epidemiche del vampirismo e soprattutto una cura). I vari personaggi sono ottimamente caratterizzati e sviluppati, due su tutti l’anziano Setrakian che ha combattuto i vampiri sin dalla seconda guerra mondiale e Fez, il cinico russo che fa del fighismo la sua bandiera.

1x05-Runaways-Ephraim-Goodweather-and-Abraham-Setrakian-the-strain-fx-37407046-900-627La storia è intrigante e ben costruita: un abile complotto per far in modo di diffondere il vampirismo a tutta velocità sull’isola di Manhattan in modo che i suoi abitanti non se ne accorgano nemmeno. A questo piano si opporrà il gruppo del protagonista e un secondo squadrone, apparentemente composta da vampiri di un “ceppo” diverso (The Strain, infatti, si traduce con “ceppo”, come fosse appunto un virus) che cercheranno di evitare una guerra totale nel mondo underground dei succhia-sangue.
Una serie che di nei ne ha veramente pochi, ma se stiamo a cercare il pelo nell’uovo, possiamo tranquillamente dire che la caratterizzazione estetica del Maestro (il capo dei vampiri, quindi) è veramente brutta…un pupazzone gigante con mani evidentemente di poliuretano espanso e una bocca che ricorda vagamente quella di Apocalypse della Marvel. Nelle prime puntate, inoltre, la mia maggior critica è andata verso l’eccessivo politically correct dello show…affermazione che mi sono rimangiato quando finalmente hanno fatto vedere un bambino morso e vampirizzato e trasformato la moglie del protagonista…good!
Poco altro da aggiungere: ottima serie. Se ne sono accorti un po’ tutti e infatti FX ha già rinnovato lo show per una seconda stagione, per la quale purtroppo dovremmo attendere quasi un anno.

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